Antonio Tabucchi, Notturno idiano, Sellerio editore, 2012

Questo libro oltre che un'insonnia, è un viaggio. L'insonnia appartiene a chi ha scritto il libro, il viaggio a chi lo fece. [nota a Notturno idiano, p. 9]

Questo libro di Antonio Tabucchi vincitore del prix Médicis étranger nel 1987 ha in sé tutto il gusto della metanarrazione. Nasce in poche pagine attraverso la ricerca: un viaggio in India per ritrovare un amico, Xavier. Un percorso di case, volti, incontri. Notti trascorse ad aspettare a sciogliere enigmi per ritrovare qualcuno. O qualcosa?

Il mistero più che dipanarsi nel libricino, solo 109 pagine sulla classica carta avoriata della Sellerio, si infittisce e si carica di esperienze di vita.

L’incontro è alla base della narrazione: non sarà questo il senso del testo? Proseguire nella ricerca è proseguire nella vita: e cos’altro è questa vita se non lo sguardo altrui che incrociamo o carezziamo, a seconda del caso?
La nota dell’autore sembra portare verso un’altra direzione: quasi come i celebri interventi di Alberto Arbasino - scrittore biograficamente vicino a Tabucchi ma negli ultimi tempi in acceso dibattito con lo stesso sul ruolo dell’intellettuale nella società (si vedano gli interventi dei due scrittori sulle pagine del Corriere della Sera del 1997) - la nota pre-narrazione prende per mano il lettore e lo lascia sospeso, confuso all’ombra dell’incerto. Biografia, racconto o...

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