Gaspara Stampa

Una donna nella letteratura del Cinquecento

Nel variegato universo della letteratura quattro -cinquecentesca, un piccolo ruolo è rivestito dalla scrittrice padovana Gaspara Stampa, purtroppo sconosciuta ai più, ma degna di essere ricordata per alcune ragioni che in seguito elencheremo.
I cenni biografici di cui disponiamo suggeriscono un’ immagine controversa di questa Saffo cinquecentesca, vittima delle convenzioni del tempo e delle dicerie che la volevano prostituta. Dopo ben quattro edizioni delle sue poesie d’ amore ne emerse un’immagine diversa, quella di una donna la cui memoria andava riscattata dalle menzogne che per secoli ne avevano offuscato l’ arte poetica. Per troppo tempo, infatti, la sua dubbia moralità venne messa in risalto rispetto alla sua opera. Non è certo della sua moralità che ci occuperemo. Nata nel 1523 in una famiglia padovana di artisti, Gaspara, non sposata e orfana di padre, non possedeva certo le caratteristiche che nella Venezia del Cinquecento le avrebbero garantito una precisa collocazione sociale e questo rappresenta indubbiamente un primo ostacolo alla sua affermazione in quanto poetessa e scrittrice. Dalle scarse notizie biografiche, sappiamo che, molto giovane, Gaspara, insieme al fratello poeta e alla sorella cantante, si dedicò ad intrattenimenti e dibattiti colti. Sempre secondo tali informazioni, la scrittrice ebbe rapporti con alcuni letterati del tempo, scambiando con essi alcune rime.
Morì nell’aprile del 1554 a Venezia, per febbri intestinali di natura ignota.

L’amor non riamato di Gaspara Stampa
La prima caratteristica che emerge dalla sua poesia, è il coraggio e soprattutto la capacità di misurarsi con il modello petrarchesco. Gaspara, infatti, non ha paura di aprire la sua raccolta di rime ricalcando in maniera pedissequa l’ incipit del sonetto di apertura del Canzoniere. Una scelta molto inusuale, la sua, che quasi obbliga i critici letterari a differenziare la Stampa dalle altre scrittrici cinquecentesche, prima fra tutte, Vittoria Colonna, la quale, a differenza di Gaspara, apparteneva alla élite aristocratica del tempo.
Analizziamo adesso il sonetto di apertura della sua raccolta di rime:

Voi, ch’ascoltate in queste meste rime,
in questi mesti, in questi oscuri accenti
il suon degli amorosi miei lamenti
e de le pene mie tra l’altre prime,
ove fia chi valor apprezzi e stime,
gloria, non che perdon, de’ miei lamenti
spero trovar fra le ben nate genti,
poi che la lor cagione è sì sublime.
E spero ancor che debba dir qualcuna:
- Felicissima lei, da che sostenne
Per sì chiara cagion danno sì chiaro!
Deh, perché tant’amor, tanta fortuna
Per s’ nobil signor a me non venne,
ch’anch’io n’andrei con tanta donna a paro?
Il sonetto di apertura della Rime di Gaspara Stampa, dallo schema ABBA, ABBA, CDE, CDE, oltre a ricalcare in maniera fedelissima l’incipit del sonetto di apertura del Canzoniere petrarchesco ne riprende il tema dominante l’ amor non riamato. Prima di affrontarlo, procediamo con una parafrasi:
Voi che ascoltate in queste tristi rime
in questi tristi, oscuri accenti
il suono dei miei lamenti amorosi
e delle mie sofferenze maggiori tra le altre,
se ci sia qualcuno che apprezzi e stimi la sensibilità,
la gloria, oltre che il perdono dei miei lamenti,
spero di trovare fra le persone, gente di elevati sentimenti
dal momento che la causa del loro dolore è così sublime.
E spero ancora che qualche donna debba dire:
Felicissima lei, dal momento che sopportò
per una ragione così splendida un danno così splendido.
Deh, perché non ricevetti tanta fortuna e tanto amore
come quello che provai io per un uomo così nobile
cosicchè io possa considerarmi alla pari con una donna così fortunata?

Il tema dell’ amor non riamato emerge al verso 4 della prima quartina del sonetto ed è rintracciabile nei seguenti significanti:

de le pene mie tra l’ altre prime

Gaspara afferma che le sue pene amorose sono ben più dolorose delle altre, lasciando intendere quindi che il suo amore non è ricambiato. L’ uomo in questione è il conte Collaltino di Collalto, al quale la scrittrice dedicherà altre rime. L’amore non riamato, infelice e contrastato, rappresenta il tema dominante di questo ed altri sonetti. C’ è però da sottolineare che non si tratta di un amore privo di passionalità, perché nelle poesie di Gaspara non mancano riferimenti ad incontri amorosi. Ecco, quindi un’ altra caratteristica che fa di Gaspara un’ antesignana della donna moderna, capace di regalarsi momenti di felicità e di piacevole passione nonostante la sua non sia una condizione di donna “onesta”. Il suo amore è fatto di malinconia e mancanza dell’ amato ma anche di passione e gioia. A pieno diritto, quindi, la poetessa cinquecentesca potrebbe essere annoverata tra le dame erranti di cui ci parla Deanna Shemek. L’ amor non riamato non impedisce alla scrittrice nemmeno di parlare di un nuovo amore, dopo che quello con il conte è finito. L’ amore infelice per Collaltino di Collalto spinge la poetessa padovana a chiedersi come mai la sorte non le abbia regalato quello che molte donne del suo tempo hanno: la tanta fortuna che deriva dall’ essere riamati. Potremmo così individuare i termini chiave del sonetto in questi tre significanti:

lamenti, sublime e fortuna. Il primo rimanda alla sua intima sofferenza, il secondo all’importanza che l’amore riveste per Gaspara e l’ ultimo all’altra donna, a quella fortunata, che riceve amore dal proprio uomo. Un perfetto triangolo, quello costituito da Gaspara, Collaltino e la donna immaginaria, che ben mette in luce la peculiarità dell’ amore cantato da Gaspara.

Sono da notare, dal punto di vista linguistico, alcuni fenomeni come l’ allitterazione (ai versi 1, 2, 9 e 11), l’ enjambement, tipico del sonetto (ai versi 10 e 12) e l’ apocope (al verso 3 suon per suono; al verso 5 valor per valore; al verso 6 perdon per perdono). Notiamo aferesi ai versi 11 e 13 ( per così). Da notare, inoltre, la terminazione in e del verbo al verso 5 (stime).
La sofferenza derivante dalla mancata serenità affettiva, dall’ amor non riamato, induce la poetessa padovana a rivolgersi all’ intera categoria femminile, in un componimento che potrebbe essere considerato come il testamento spirituale di Gaspara Stampa. Si tratta del sonetto Piangete donne, il cui primo verso pure ricalca un altro sonetto petrarchesco (precisamente quello in cui il precursore dell’ Umanesimo piangeva la morte di Cino da Pistoia). Tornando al componimento oggetto di analisi, in esso Gaspara Stampa, come abbiamo già anticipato, si rivolge a tutte le donne, spiegando loro a chiare lettere quale è stata la sua vita e, soprattutto, quale è stato il motivo della sua infelicità: Per amar molto ed esser poco amata.
Ecco, di seguito, il sonetto:

Piangete, donne, e con voi pianga Amore
Poi che non piange lui, che m’ha ferita
Sì, che l’alma farà tosto partita
Da questo corpo tormentato fuore.
E, se mai da pietoso e gentil core
L’estrema voce altrui fu esaudita,
dapoi ch’io sarò morta e sepelita,
scrivete la cagion del mio dolore:
“Per amar molto ed esser poco amata
Visse e morì infelice, ed or qui giace
La più fidel amante che sia stata.
Pregale, viator, riposo e pace,
ed impara da lei, sì mal trattata,
a non seguir un cor crudo e fugace”.
Il sonetto presenta il seguente schema: ABBA, ABBA, CDC, DCD.
Eccone la parafrasi:
Piangete donne, e con voi pianga Amore
dal momento che non piange lui che mi ha ferita
Cosicchè l’ anima subito uscirà fuori
da questo corpo tormentato.
E, se mai l’ estrema voce di un altro fu ascoltata da
un cuore pietoso e gentile,
dopo che io sarò morta e seppellita,
spiegate la ragione del mio dolore:
“Per amar molto e non essere riamata
visse e morì infelice, ed ora giace qui
l’ amante più fedele che ci sia mai stata
Messaggero, prega per lei affinchè abbia riposo e pace
ed impara da lei, così maltrattata,
a non seguire un cuore crudele e labile”.

Anche in questo caso, Gaspara sottolinea la sua condizione di donna che si strugge d’ amore per un uomo che l’ ha poco amata. Il tema dell’amor non riamato, quindi, riemerge anche da questo sonetto che, però, contiene ulteriori elementi, come l’ appello alle donne e soprattutto il messaggio rivolto al viator. Tale termine, risale all’ età tardo – antica e post – classica e con esso l’ autrice, con molta probabilità, si riferisce ad un eventuale messaggero. Col termine viator, infatti, ci si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza o messaggi. Il viator, inoltre, stando alle fonti, percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Dopo questo breve excursus sul significato del termine che compare al verso 13, ritorniamo a parlare degli elementi di novità contenuti nel sonetto Piangete donne. Gaspara apre il componimento rivolgendosi alle donne e ricordando loro che non piange lui, che m’ha ferita. Procedendo, la scrittrice padovana auspica il fatale momento in cui la sua anima uscirà fuori dal corpo tormentato (versi 3 e 4). Il presentimento della morte sembra dominare anche i versi successivi. Al verso 7, infatti, Gaspara, attraverso una prolessi, immagina il momento in cui sarà già morta e seppellita e le donne dovranno spiegare la ragione del suo dolore, chiaramente esplicata al verso 9. Segue il messaggio rivolto al viator, il quale è invitato a pregare per la poetessa, affinchè quest’ ultima abbia riposo e pace (verso 12). Ma l’ ammonimento principale è un altro, contenuto nel verso finale del sonetto: il messaggero deve imparare da Gaspara, così mal trattata a non seguire un cuore crudele e labile. Appare quantomai strano che il destinatario di tale messaggio non sia una donna, bensì un uomo. L’ infedeltà e l’ incapacità di riamare del suo uomo sono quindi racchiuse in questo verso finale del componimento. Potremmo quindi affermare che anche in questo sonetto sono tre i significanti principali: donne, viator e lui. Gaspara infatti si rivolge alle donne, invitandole al pianto, dal momento che lui, l’ uomo da lei amato, pur avendola ferita, non piange affatto. Infine al viator è rivolto il messaggio finale. In uno schema immaginario costituito da questo triangolo di significanti, si evince il dramma della poetessa. Da notare, infine, allitterazione (ai versi 1, 3 e 14), aferesi ai versi 3 e 13 ( per così), alternanza al verso 1 (piangete e pianga), antitesi al verso 10 (visse e morì), enjambement (ai versi 3-4; 5-6; 13-14), ed apocope ai versi 10 (or per ora) e 11(fidel per fidele).

di Diego Astarita [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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