Thomas Mann

La vita, la storia, la filosofia nella scrittura

Thomas Mann nasce il 6 giugno 1875 a Lubecca da un’agiata famiglia mercantile e in seguito alla morte del padre si trasferisce a Monaco ove si dedica al giornalismo e alla letteratura. Fondamentali per la sua formazione furono i filosofi del XIX sec. Schopenhauer e Nietzsche insieme al musicista Wagner e ad altri autori dell’Ottocento francesi, scandinavi e russi. Nel 1897 soggiornò in Italia, per oltre un anno, dedicandosi alla stesura de I Buddenbrook (1900); una storia borghese ambientata a Lubecca, per la cui narrazione utilizzò dettagli di episodi autobiografici ed esperienze di vita e di cultura del suo ambiente, fornitigli dai suoi stessi familiari. Il risultato fu un libro che descriveva la decadenza del mondo borghese tedesco e di quello europeo basata sul modello di un particolare destino familiare, mentre nell’epilogo del romanzo compare il tema caro a Mann dell’inconciliabilità tra arte e vita.
Thomas Mann scrisse storie di decadenza e rappresentò la malattia e la morte in un periodo storico in cui il concetto di vita era diventato valore imprescindibile. Diverge, così, dall’immagine del poeta cui la Germania si era tradizionalmente abituata e anche nelle sue opere seguenti Altezza reale (1909) e La morte a Venezia (1911) pur nel genere del romanzo d’attualità, presenta racconti di decadenza uniti a riferimenti autobiografici e personali.
In Altezza reale, l’autore crea un romanzo ricercato ed intellettualmente evoluto offrendo una visione della realtà in grado di giungere al nucleo dell'esistenza.
La Morte a Venezia, invece, è un breve romanzo che mostra il tentativo di evasione di un singolo da condizioni di vita troppo schematiche ed ordinate, scelta che però lo condurrà alla caduta.
Negli anni successivi Thomas Mann si dedica a La montagna incantata (1924) che descrive in retrospettiva i sette anni che anticiparono lo scoppio della guerra mondiale, di nuovo una storia di decadenza collettiva in cui si può cogliere metaforicamente la fine del mondo europeo dell’anteguerra nella sua lenta e inevitabile dissoluzione ravvisabile nella rappresentazione sociale dell’albergo sui monti svizzeri popolato da persone di diverse nazionalità con storie e sviluppi differenti. Tramite l’adesione al repubblicanesimo Mann notò quali forze distruttive e antidemocratiche il fascismo sosteneva, indirizzandosi poi, con i romanzi iniziati già nel 1925 verso tematiche storico-bibliche (Le storie di Giacobbe 1933, Il giovane Giuseppe 1934, Giuseppe in Egitto 1936, Giuseppe il nutritore 1942). Nel 1929 gli fu attribuito il premio Nobel per la letteratura.
Con il romanzo Carlotta a Weimar (1939) Mann tenta di evocare una Germania migliore rispetto alla realtà caratterizzata da estrema crudeltà, attraverso le varie osservazioni di Goethe sui tedeschi presentate dall’autore tramite il protagonista del romanzo. Nel 1933, difatti, l’avvento del nazismo lo costringe all’esilio e nel 1936 viene privato della cittadinanza tedesca, dovendo pertanto spostarsi in Francia e in Svizzera, mentre nel 1944 si trasferisce in California assumendo la cittadinanza americana. Solo nel 1952 ritorna definitivamente in Europa stabilendosi a Kilchberg nei pressi di Zurigo.
Il dissenso contro la Germania e la dittatura fascista viene propriamente narrato nel romanzo Doctor Faustus (1947) con cui si cerca di comprendere la nascita del fascismo parlando al contempo anche della sua storia personale.
Stilisticamente Mann ha fatto dell’ironia il suo principale metodo di rappresentazione unito alla profonda descrizione psicologica dei personaggi delle proprie opere. La tecnica del montaggio, esercitata dall’autore con il passare degli anni, si trova anche nel romanzo l’Eletto (1951) e nell’incompiuto Felix Krull (1955).
Alla saggistica Mann assegnerà la funzione di testamento poetico e autobiografia: la raccolta di prose Vecchio e nuovo (1953) e i saggi raccolti in Nobiltà dello spirito (1945). Oltre alle svariate lettere a testimonianza delle sue vicende personali emergono altre opere sempre di primo piano: Tristano (1903), Resoconto parigino (1926) Disordine e dolore precoce (1926) Lubecca come forma di vita spirituale (1929), Mario e il mago (1930), Goethe rappresentante dell’età borghese (1932), Fratello Hitler (1938), Goethe e la democrazia (1949).
Thomas Mann muore a Kilchberg – Zurigo il 12 agosto 1955.

di Marco Fantuzzi [Visita la sua tesi »]

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