Il cinquecento Leopardiano: tracce innovatrici nell'antologia di Giacomo Leopardi.

Le Crestomanzie sono da considerarsi la prima raccolta antologica italiana con un'idea di canone. Il paper presentato da Andrea Campana durante l'XI convegno ADI ne chiarisce la spinta innovatrice.

Giacomo Leopardi lascia, al di là del corpus di opere in prosa e in versi, un contributo importante per la storia della letteratura specialmente nel segno delle direzioni novecentesche.
Le Crestomanzie a cui Leopardi lavora nel biennio ’26-’28 vanno ad indicare un’idea di canone leopardiano collegabile con alla sua produzione narrativa.

Primo caso in Italia, l’antologia leopardiana procede sulla falsariga del francese Jean-François Noël che nel 1804 pubblica morceaux choisis di letteratura: al di là della novità per la tematica trattata a livello nazionale in Italia, la scelta leopardiana assume un significato particolare per la direzione antipurista – e dunque in controtendenza con le velleità letterarie del suo tempo – che l’antologia prende. Assente quasi del tutto il ‘300 italiano controbilanciato da numerosi nomi, anche nuovi, del ‘500 e del ‘600.
Quello che l’articolo di Andrea Campana descrive è un Leopardi innovatore nella sua veste di storico della letteratura e dunque estimatore di un “particolare cinquecento” (per usare le parole di Bollati).

Leggi il saggio di Andrea Campana presentato durante il

Congresso Nazionale ADI (XI edizione)

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