Tra scrittura, editoria e riviste: Elio Vittorini

Elio Vittorini è stato uno scrittore italiano di grande fama: tra traduzioni, consulenze e collaborazioni esterne per Mondadori e Bompiani negli anni Trenta e la direzione di riviste e collane per Einaudi e Mondadori negli anni Quaranta, Vittorini rappresenta al meglio la figura dell’intellettuale editore.
Il suo nuovo umanesimo è fondato sull'allegoria del sentimento, sulla memoria del cuore e dell'infanzia, sul sentimento collettivo e anarchico della solidarietà umana.

Primo di quattro fratelli, Elio Vittorini nasce il 23 luglio 1908 a Siracusa da Lucia Sgandurra e Sebastiano Vittorini. Insieme al fratello Giacomo e durante gli anni dell'infanzia segue il padre ferroviere nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia. Dopo la scuola di base, Vittorini frequenta la scuola di ragioneria senza interesse, finché, dopo essere fuggito di casa quattro volte «per vedere il mondo», nel 1924, interrompe gli studi e abbandona definitivamente la Sicilia. Lavora per un certo periodo come contabile in un'impresa di costruzioni in Venezia Giulia e nel 1926 pubblica un articolo politico sulla rivista «La conquista dello stato», assumendo posizioni di fascismo antiborghese. Nel 1927 grazie all'amicizia con Curzio Malaparte comincia a collaborare con «La Stampa» e pubblica su «La fiera letteraria» il racconto il Ritratto di re Gianpiero con presentazione di Enrico Falqui. Il 10 settembre 1927, dopo la fuga architettata per potersi sposare subito, viene celebrato il matrimonio "riparatore" con Rosa Quasimodo, la sorella del celebre poeta Salvatore Quasimodo. Nell'agosto del 1928 nasce il loro primo figlio, chiamato, in omaggio a Curzio Malaparte, Giusto Curzio. In questo periodo intraprende la lettura di alcuni dei maggiori scrittori europei, fra cui Gide, Joyce e Kafka, e nel frattempo le sue collaborazioni si estendono a «Il Mattino», «Il Lavoro fascista» e ad altri periodici.
Nel 1929 suscita scandalo un suo articolo contro il provincialismo della cultura italiana e Vittorini comincia ad essere considerato «uno scrittore tendenzialmente antifascista». Quindi perde le collaborazioni «ai giornali che pagano» e comincia a collaborare con una piccola rivista fiorentina, «Solaria», su cui pubblica la maggior parte dei racconti, raccolti poi in volume nel 1931 con il titolo Piccola borghesia — il suo primo libro. Vittorini diviene un «solariano» e — come racconta egli stesso in Della mia vita fino ad oggi — «solariano negli ambienti letterari di allora, era parola che significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista…».
Grazie al direttore della rivista, Giansiro Ferrata, realizza il suo sogno di vivere a Firenze, dove nel 1930 si trasferisce con la famiglia. Qui lavora come segretario di redazione di «Solaria» e, per interessamento di Gianna Manzini, viene assunto come correttore di bozze al quotidiano «La Nazione». La sera frequenta il noto caffè degli ermetici «Le Giubbe Rosse», o s'incontra con gli amici in casa di Drusilla Tanzi, moglie del critico d'arte Matteo Marangoni, da tutti chiamata " Mosca" — la futura compagna di Eugenio Montale.
In questi anni, sollecitato e dal desiderio di leggere i testi della letteratura anglosassone in lingua originale e dall'intento di aprirsi le porte anche come traduttore, da autodidatta e con grande zelo, inizia a studiare la lingua inglese proprio nella tipografia de «La Nazione», aiutato dal tipografo Chiari. Dall'inglese tradurrà decine di libri, il Robison Crusoe e le opere di Lawrence, Poe, Saroyan, Faulkner, Powys, Steinbeck, Defoe, Caldwell.
Attraverso recensioni e traduzioni Vittorini, al pari di Cesare Pavese, contribuirà a diffondere in Italia la moderna letteratura anglosassone e a creare così il mito dell'America: il mito di una civiltà moderna progredita, industriale e cittadina in contrapposizione a quell'italiana, arcaica, arretrata, rurale e provinciale.
Vivendo poveramente, negli anni 1931-1937 collabora al «Bargello», il settimanale della federazione fascista di Firenze, su cui esprime le sue posizioni di fascista «di sinistra». Nel 1932 vince ex aequo con Virgilio Lilli il premio per il miglior Diario del viaggio in Sardegna, bandito dal settimanale «L'Italia letteraria». Dal primo Quaderno sardo nascerà nel '36 il libro Nei Morlacchi. Viaggio in Sardegna, ristampato nel '52 col titolo Sardegna come un'infanzia. Tra il 1933 e il 1934 esce a puntate su Solaria il romanzo Il Garofano Rosso, volume che a causa della censura fascista, perché considerato contrario alla morale e al buon costume, venne pubblicato in volume solamente nel 1948 da Mondadori.
Nel 1934 è costretto a lasciare il lavoro di correttore di bozze a causa di un'intossicazione da piombo e da quel momento vive solamente del ricavato delle sue traduzioni dall'inglese e dell'attività di consulente editoriale. Nello stesso anno nasce il suo secondo figlio, Demetrio, tenuto a battesimo da Montale.
Nel 1936, a causa dello scoppio della guerra civile in Spagna, interrompe la stesura di Erica e i suoi fratelli (edito incompiuto nel '54) e comincia a scrivere l'opera che costituisce il punto più alto della sua attività: Conversazione in Sicilia.
Il romanzo appare a puntate su «Letteratura» tra il '38 e il '39, e poi nel '41 uscirà in volume: prima presso l'editore Parenti col titolo Nome e lagrime, e poco dopo col titolo definitivo presso la casa editrice Bompiani.
Insieme con altri fascisti di sinistra e ex fascisti (come Bilenchi e Pratolini), Vittorini segue con drammatica partecipazione la guerra civile di Spagna, schierandosi dalla parte dei repubblicani spagnoli. In seguito alla pubblicazione di un articolo antifranchista, divenuto sospetto al Regime, viene espulso dal partito fascista. Quindi si accosta ai gruppi comunisti clandestini. Nel '37 pubblica sul n.1 di «Letteratura» — una nuova rivista fiorentina «con la quale si cercava di sostituire […] la scomparsa «Solaria» — Giochi di ragazzi, romanzo incompiuto concepito come seguito de Il garofano rosso.

Avendo trovato lavoro presso Bompiani, alla fine del 1938, si trasferisce con la famiglia a Milano. Il trasferimento a Milano e l’avvio di un’attività editoriale completa, significano anche la proiezione verso un’Europa non più letteraria e solariana, verso una moderna realtà metropolitana che sottintende già il mito industriale-americano. Oltre a dirigere la collana "La Corona", cura l'antologia di scrittori statunitensi Americana che, sempre a causa della censura fascista, viene pubblicata solamente nel 1942 e con tutte le note dell'autore soppresse (l'edizione integrale venne pubblicata solamente nel 1968).
Durante la guerra, svolge attività clandestina per il partito comunista. Nell'estate del '43 viene arrestato, ma rimane nel carcere di San Vittore fino a settembre. Tornato libero, si occupa della stampa clandestina, prende parte ad alcune azioni della Resistenza e partecipa alla fondazione del Fronte della Gioventù, lavorando a stretto contatto con Eugenio Curiel. Recatosi nel febbraio del '44 a Firenze per organizzare uno sciopero generale, rischia la cattura da parte della polizia fascista; quindi si ritira per un certo periodo in montagna, dove, tra la primavera e l'autunno, scrive Uomini e no, edito presso Bompiani nel 1945. Il romanzo rappresenta il massimo sforzo dello scrittore per superare i residui di simbolismo espressi in Conversazione in Sicilia e affrontare in pieno l'esigenza di Realismo e di impegno che dominava la cultura italiana degli anni dell'immediato dopoguerra.
Finita la guerra, torna a Milano con Ginetta e chiede l'annullamento del suo precedente matrimonio.
Nel '45 dirige per alcuni mesi «L'Unità» di Milano e fonda per l'editore Einaudi la rivista di cultura contemporanea «Il Politecnico». L'apertura culturale della rivista e soprattutto le posizioni assunte da Vittorini in merito alla necessità di una ricerca intellettuale autonoma dalla politica, suscitano la famosa polemica con i leader comunisti Mario Alicata e Palmiro Togliatti che portarono alla sua prematura chiusura nel '47.
Sempre nel '47 esce Il Sempione strizza l'occhio al Frejus, dove lo scrittore descrive la fame del dopoguerra, mentre nel '49 escono Le donne di Messina (apparso poi, in una nuova veste, nel '64) dove approfondisce l'esperienza umana del lavoro contadino e la traduzione americana di Conversazione in Sicilia, con prefazione di Hemingway.
Nel 1950 riprende la sua collaborazione a «La Stampa» e nel '51 inizia a dirigere per Einaudi la collana di narrativa I gettoni, dimostrandosi un «rabdomantico scopritore di talenti»: Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri e molti altri. Vittorini profonde nella rivista tutta la sua genialità e spregiudicatezza, determinazione direttoriale e dedizione maieutica, disponibilità e capacità di ricerca.
In quello stesso anno lascia il partito comunista, salutato polemicamente da Togliatti, (sotto lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia) con un articolo su «Rinascita», Vittorini se n'è ghiuto, e soli ci ha lasciato! (In seguito si avvicinerà a posizioni di liberalismo di sinistra, ma eletto nel '60 consigliere comunale di Milano nelle liste del Psi, si dimetterà subito dall'incarico). Nel '55 la sua vita privata è lacerata dalla morte del figlio Giusto.
Negli anni che vanno dal 1952 al 1955 lo scrittore lavorò al romanzo Le città del mondo che, abbandonato e rimasto incompiuto verrà pubblicato postumo nel 1969 da Einaudi, e completò definitivamente Erica e i suoi fratelli che venne pubblicato nel 1956 da Bompiani.
Quando scoppiarono i fatti d'Ungheria lo scrittore, profondamente colpito, ne tentò un'elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito. Nel '56 esce La Garibaldina, dove Vittorini ritorna alla tecnica del romanzo breve e stilisticamente omogeneo e nel '57 Diario in pubblico, volume che raccoglie gran parte dei suoi scritti critici. Grande clamore suscita poi il suo rifiuto di pubblicare Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
Nel 1959 fonda con Calvino «Il Menabò» — rivista aperta a una narrativa che voglia essere al passo con la civiltà industriale. L'anno successivo passa alla direzione della collana di Mondadori La Medusa. Nello stesso anno scrive un manifesto per protestare contro la guerra e la tortura in Algeria e si candida nelle liste radicali del PSI. Nello stesso anno diviene presidente del PR. Nel '61 si avvicina anche al mondo del cinema, scrivendo la sceneggiatura per un film mai realizzato, Le città del mondo.
Nel '63 si ammala gravemente e viene sottoposto a un primo intervento chirurgico. Malgrado la malattia, fittissima è la sua attività editoriale, avendo assunto nel frattempo la direzione della collana di Mondadori Nuovi scrittori stranieri e quella di Einaudi Nuovo Politecnico.
Il 12 febbraio 1966 muore nella sua casa milanese di via Gorizia. Postumo escono il volume critico Le due tensioni (1967) e il romanzo incompiuto scritto negli anni cinquanta, Le città del mondo (1969). Le sue spoglie riposano nel cimitero di Concorezzo.

di Laura Bernardini [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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