Le voci della traduzione poetica: un esempio nella poesia "La Notte" di Dino Campana

La poesia di Dino Campana si caratterizza per i rimandi fonici e la costante musicalità al di là della semplice metrica.
Questa impostazione implica una difficoltà non solo nella comprensione, ma come è ovvio nella traduzione: rendere gli effetti fonici con parallelismi in una lingua diversa da quella originale dell’autore e in più mantenere la fisionomia metaforica della versificazione determina un’attenzione particolare da parte del traduttore che, come secondo Según Holmes deve avere per la traduzione di testi poetici, “la perspicacia del critico letterario, la maestrìa del poeta e l’abilità di poter risolvere possibili errori di convenzioni e norme tra culture e lingue diverse".

Nella tesi di dottorato di Marcello Giugliano presentata presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, partendo da questo principio, si analizza il poema La notte, contenuto nel volume Canti Orfici unica raccolta edita del pota, nelle traduzioni catalana di Susanna Rafart (Cants Òrfics, 2007) castigliana di Carlos Vitale (Cantos Órficos, 1999) e inglese di Charles Wright (Orphic Songs, 1984)
L’analisi di Marcello Giugliano si è sviluppata secondo un doppio percorso che, al di là dei singoli elementi fonici ha scelto di collegarli al poema nel suo complesso, in modo da recuperare la dimensione “dialogica” della traduzione ovvero ripercorrere e interpetare le interazioni tra traduttori, poeta e voci extratestuali.

Leggi la

tesi di dottorato di Marcello Giuliano

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