Laura Pariani, La valle delle donne lupo, Einaudi, 2011

Un registratore per raccogliere le parole, i pensieri, le dure emozioni di Fenìsia anziana signora che sola vive sù sù sulla montagna, lontano dal paese senza corrente elettrica né uomini intorno.
Un mondo ricco di superstizione e oscuri presagi sull’universo femminile, da sempre subalterno nella severa mentalità contadina alla figura maschile che, in questo romanzo, che sia padre, marito o parroco, viene fuori derisa, battuta, sconfitta nell’ottusa descrizione.

Tenerezza e rudezza, un sentimento mai scontato e tessuto con parole miste di italiano e dialetto, una scelta difficile e mai scontata, mai artificiosa, portata avanti per l’intera narrazione.
Ti sembra di guardarla la sciura milanese (la stessa Laura Pariani ha effettivamente girato per le valli raccogliendo leggende e racconti...) mentre silenziosa su una sedia da cucina ascolta le favole, quadretti sospesi della vita di Fenísia, una delle ultime donne lupo che la montagna ancora conserva. Una figura fibrosa, segnata dal tempo trascorso e pervasa in ogni momento dalla convivenza continua con la morte, compagna di spazi e sensazioni in quella casa adiacente al cimitero del paese, abitazione di una famiglia di sotterramorti.

Il racconto di una vita, il rapporto delicatamente intimo con la cugina Grisa, l’internamento in manicomio, il ritorno al paese, le ricette per le guarigioni della nonna Malvina: settantadue anni di parole narrate
“con la parlata un po’ brusca. Ché a furia di star sola, una persona diventa lupa. Eccosí lei lupeggia nei modi.
[...] Certe sere, ai limiti del bosco, lei incontra una lupa, le fa un segno di saluto, e le dice quant’è fortunata a essere bestia. Ché le lupe non sono cattive. C’è gente che dice che sono feroci. Bugia. Certo, come tutti del resto, le lupehanno il lato buono e quello malizioso. Bisogna saperle prendere per il verso giusto: allora il selvatico che portano addosso spallidisce, il brusco si fa zucchero. Prèsempio, la lupa che bazzica in questi boschi, se una le parla con calma, sta a ascoltare... Se quella lupa capisce la lingua umana? Eccerto. Le bestie selvatiche hanno un comprendonio fino, in grado di fiutare i giorni a venire... Se risponde? Essí, con brillio di denti e di occhi, col sò verso di significato eloquente.
Ma adesso una pausa, Sciura. Il talqual sollievo di una sigaretta.”

di Carmela Pierini [Leggi i suoi articoli »]

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