La critica idealistico-storicista

Durante il XIX secolo si sono sviluppati attorno ai termini storicismo e idealismo valenze e significati complessi. Nel caso di idealismo grazie all’intervento di G.W.F. Hegel si associa ad esso il valore assoluto di una forza razionale oltre che spirituale della realtà, mentre per storicismo si va ad intendere la volontà di conoscere la realtà attraverso i valori e l'evoluzione di ogni cultura.

Con Benedetto Croce (1866-1952) agli inizi del Novecento queste due categorie vengono rielaborate attraverso una teorizzazione nuova da lui stesso definita storicismo assoluto che si dirama in molti aspetti della conoscenza fino a toccare la critica letteraria.
La prima opera in cui la teoria estetica crociana viene elaborata è L'estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale in cui l'autore vede l'arte come intuizione che deve trovare un'espressione non necessariamente verbale, ne è un esempio il colore nella pittura, in quanto attività dello spirito che come tale deve essere autonoma e non mostrare concettualizzazione. Per questo, contenuto e forma non possono essere separati e il critico deve analizzare l'opera come individualità assoluta, non scindibile, dove scopo principale dell'attività critica si ritrova nel ricostruire la personalità dell'autore in quanto creatore.

Nella complessa teorizzazione crociana si possono distinguere due tendenze: attenzione alla letteratura contemporanea verificabile nei sei volumi della Letteratura della nuova Italia che raccoglie saggi scritti tra il 1903 e il 1934 in cui si nota l'esaltazione della classicità e l'aspro rifiuto degli sperimentalismi, e ricerca di valori e richiami nuovi nella letteratura del passato con particolare rilievo per gli studi su rinascimento e barocco.
Croce ha esercitato un'importante influenza sulla critica europea e americana, come per esempio è accaduto per il New Criticism, oltre che per la formazione di figure di spicco del mondo accademico cui Croce, mai laureatosi, non ebbe accesso.

Su una strada di maggior pragmatismo si colloca Carlo Dionisotti (1908-1998) che intende lo storicismo non in senso assoluto ma legato alla ricostruzione puntuale e con riferimenti di tipo sociologico.

In generale lo storicismo nonostante l'interesse dimostrato da ampie aeree della cultura occidentale sino agli anni settanta sarà oggetto di pesanti critiche soprattutto nella sua accezione assolutizzante tanto da essere attualmente completamente revisionato in ambito statunitense.

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