Il futurismo nella letteratura

Alcuni aspetti della poesia visiva nella teorizzazione futurista

L’associazione di immagini e parole è familiare nella contemporaneità ma spesso rimanda all’idea di avanguardia, specialmente dopo la visione futurista di libertà totale, al di là di ogni limite pragmatico, dei processi mentali di libera associazione di idee. Partendo da questo concetto la poesia visiva trova nella rivoluzione tipografica e nel libero uso dei caratteri tipografici stessi un mezzo di espressione efficace data l’impronta maggiormente visiva che sonoro-evocativa della parola. C’è una tensione al superamento del confine della parola e dell’immagine per produrre una compenetrazione di spazi e una vera e propria esperienza estetica nel fruitore anche grazie all’interpretazione del segno linguistico come un elemento plastico.

In base a quanto detto, il Futurismo si fa anticipatore di queste istanze come si evince nei tre scritti elaborati da Filippo Tommaso Marinetti tra il 1912 e il 1914 che teorizzano la tecnica delle 'parole in libertà'. Si prevede, nello specifico, la distruzione della sintassi e la disposizione casuale dei sostantivi unitamente all'utilizzo del verbo all'infinito al fine di fornire un senso di continuità con il lettore. L'aggettivo semaforico avrà un valore neutro e sarà isolato tra parentesi per avviare una sorta di «slittamento verso la categoria del sostantivo», come sostiene Stefania Stefanelli.
Si intravvede una volontà di cogliere la realtà materica nella sua effettiva espressione al di là dell’ossessione all’umanizzazione di ogni percezione: per questo l’onomatopea, figura retorica che vuole riprodurre il rumore così come viene avvertito, diventa chiave espressiva del paroliberismo.

A questo si aggiunge una sorta di rivolta verso la compostezza della pagina che vede l’impiego di diversi colori e caratteri e corpi tipografici. Modello esemplare è il volume marinettiamo Zung tumb tuuum edito dalle Edizione Futuriste milanesi nel 1914, il cui titolo tramite onomatopea vuole riprodurre il rumore di un obice, arma da fuoco di grosso calibro, usata durante il conflitto bulgaro-turco cui Marinetti nel 1912 partecipa.

«[lo] stile analogico è […] padrone assoluto di tuta la materia e della sua intensa vita. / […] Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle strette reti d’immagini […] lanciate nel mare misterioso dei fenomeni. […]/ Noi inventeremo ciò che io chiamo l’immaginazione senza fili» (Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto tecnico della letteratura futurista, Milano, Direzione del Moviemnto Futurista, 1912, pp. 48-49, 53).

di Carmela Pierini [Leggi i suoi articoli »]

Condividi questa pagina