La critica psicanalitica

La corrente psicanalitica parte dai saggi scientifici di Sigmund Freud le cui scoperte relative alla struttura dell’inconscio vengono applicate all’autore con il fine di scoprire le cause più intime del suo atto creativo. In realtà più che Freud, molto cauto in questo senso, saranno i suoi discepoli a fare un uso allargato del metodo psicoanalitico concentrandosi sulla sua applicazione alla biografia e all’analisi del personaggio.
Nel primo caso, l’approccio biografico, che attualmente ha ancora un certo seguito specialmente negli studi anglofoni, tende per l’appunto a ricostruire la vita dell’autore alla luce della sua produzione artistica. Primo saggio in questa direzione può essere considerato quello di Marie Bonaparte del 1933 su Edgar Allan Poe, in cui attraverso una semplificazione eccessiva, si tese a estrapolare dal testo verso la psiche di Poe, tratti patologici per lo più non verificabili (necrofilia, tendenza incestuosa ecc. ecc.)
Stessa direzione semplificativa per il secondo punto di applicazione della critica psicoanalitica: l’analisi del personaggio, spesso guardato come figura reale. Un esempio è la lettura in chiave edipica dell’Amleto da parte di Ernest Jones (1949).
Discepolo di Freud da subito autonomo, fu Gustav Jung che sviluppò l’analisi non dell’inconscio individuale, ma collettivo ovvero le latenze riguardanti una condizione ancestrale dell’umanità. L’applicazione letteraria di tale teorizzazione fu la necessità di riconoscere archetipi e simboli collettivi nell’arte individuale, intesa comunque come processo sociale.
In Italia il critico che più assimilò le visioni di Freud e Jung, miscelandole, fu Giacomo Debenedetti volto a ricostruire i motivi ispiratori di grandi opere attraverso un’analisi a più livelli, biografico, tematico e linguistico.
Un recupero di Freud si ebbe invece con Jacques Lacan, che parlò di inconscio come linguaggio organizzato sulla base di importanti figure retoriche come metafora e metonimia. Il linguaggio è la base della sua analisi, che vede nella ricerca psicoanalitica la finalità di ricavare la verità della parola.

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