Giovanni Boccaccio (1313-1375)

La rappresentazione del mondo trecentesco tra ilarità e tragico

Una pagina del <i>Decamerone</i>

La formazione letteraria di Giovanni Boccaccio si nutre del tema amoroso attinto da esperienze autobiografiche, durante la giovinezza trascorsa a Napoli, e dalla tradizione stilnovistica oltre che dantesca.
La prima produzione del poeta è preparatoria alla creazione del Decameron: da una narrazione disorganizzata e convulsa, si passa ad una prosa tanto limpida e misurata da sembrare poesia (Croce). Tutto questo attraversando un periodo di permanenza in Firenze che vede nell’Elegia di madonna Fiammetta la prima opera scritta in ambiente toscano: una lunga lettera nella quale si ritrovano trasfigurati alcuni episodi della vita dell’autore.
Bisogna attendere il 1349 per la composizione del Decameron che si distingue rispetto alle opere precedenti per la sapiente disposizione narrativa dove, partendo dal tema amoroso largamente trattato, si affrescano motivi sociali e politici in un contesto di grande ampiezza geografica costellato da una molteplicità di stili e registri.
Il Boccaccio vuole rappresentare il mondo nella sua tragica, e talvolta ilare, realtà: nessuno scopo edificante ma solo descrittivo, lontano dall’exemplum medievale. È un esame libero e laico dei rapporti umani intrisi di passioni non sempre edificanti, dove l’amore si presenta sia come sentimento puro ed elevato che come semplice pulsione sessuale. Persino la fortuna non ha nulla di trascendente, ma si declina negli accidenti più comuni capitati all’uomo (un incontro, una tempesta…). L’attenzione all’uomo nelle sue sfumature più abiette ed elevate insieme, frutto di una società mercantile individualista, e la complessa articolazione delle vicende narrate costituiscono la novità del Decameron.
Passando all’ultima produzione di Boccaccio possiamo vedere come si compia un nuovo percorso: l’autore è proteso verso il recupero dei classici e l’attenzione alle humanae litterae alla ricerca di insegnamenti preziosi per l’arte e la vita tanto da creare attorno a sé in qualità di maestro un vero e proprio cenacolo dal quale si animeranno figure fondamentali dell’Umanesimo.

[Nell'immagine: Immagine tratta dal testo a stampa: Decamerone, Lione, 1555.]

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