Carlo Cassola, La ragazza di Bube, Bur, 2006.

…Bube era un ragazzo di diciannove anni. Orfano di padre, non ha mai avuto nessuno che lo consigliasse, che lo guidasse. Va a fare il partigiano: così giovane, si ritrova a maneggiare una rivoltella, un fucile; e quando torna a casa, la gente gli si mette intorno, e lo incita a continuare…

In queste poche righe pensate da Mara, protagonista indiscussa del romanzo, è condensata la sorte di Bube, il soprannome di Arturo Cappellini, partigiano durante la Resistenza che per una vicissitudine sfortunata si è trovato a uccidere il maresciallo del paese e suo figlio, fascisti. Quest’azione sconsiderata gli costerà molto: dapprima sarà costretto a fuggire, poi a rifugiarsi all’estero – per ordine del partito comunista, cui è iscritto – aspettando di poter rientrare come se nulla fosse in Italia, grazie ad una tanto attesa amnistia, a cui avrebbe pensato Togliatti.
Tutto ha inizio con l’arrivo di Bube a Monteguidi (paese della Toscana), dove incontra Mara, la sorella del suo compagno d’armi, Sante, caduto in guerra. Sin da subito emerge la personalità energica di questa ragazza: forte, indipendente, dice quello che pensa e tiene testa a Bube non lasciandosi relegare nel ruolo di donna docile e servile nei confronti del fidanzato. Per scherzo nasce la simpatia di Mara per Bube, trasformandosi pian piano in un amore vero e profondo, tanto da portarla a sacrificare gioventù e spensieratezza per lui, pur di stargli vicino e rimanergli fedele. Il centro focale della storia rimane Mara, di cui Cassola continua a raccontarci le vicende, anche dopo la separazione da Bube. Le sue emozioni e i suoi pensieri vengono svelati di volta in volta al lettore, che si affezionerà sempre di più a questa piccola donna.

Seppur apparentemente decisa e sicura dell’impegno preso con Bube, l’incontro casuale con un nuovo ragazzo farà vacillare tutti i suoi propositi e rimescolerà le carte in tavola, tanto che Mara comincerà a considerare la possibilità di unirsi a qualcun altro. Ben contenta ne sarà la madre, che ha da sempre ritenuto Bube una persona non adatta a lei, al contrario del padre che avallava la relazione della figlia con un comunista, facendo parte del partito lui stesso.
Ma quando Mara apprende che il fidanzato è stato arrestato alla frontiera, ritorna sui suoi passi e decide di continuare a sostenere Bube ad ogni costo, perché lui ha bisogno di lei. Con lo sviluppo della storia si va delineando a poco a poco un nuovo sentimento comune: apparirà chiaro come il padre, gli amici di Bube, e la società non pretendano più che la fanciulla sostenga il giovane arrestato: nonostante questo, Mara, anche questa volta, decide di aspettarlo per avviare insieme quel futuro tanto sognato.

Scritto tra il 1958 e il 1959 viene pubblicato nel 1960 vincendo il premio Strega. Il romanzo, ispirato a vicende reali, si divide in sezioni diverse che raccontano la crescita di Mara: la perdita dell’innocenza, le responsabilità, la trasformazione in donna (moderna). Varie le possibili interpretazioni della storia: una visione politicizzata della narrazione, una lettura in chiave romantica di amore di coppia, ma anche forse una sorta di romanzo di formazione. In ogni caso ciò che desta anche un certo interesse è il ruolo incarnato dalla protagonista, sintomo dell’evoluzione della società a partire dagli anni della guerra, dove cominciava a nascere una migliore considerazione della donna, non più costretta solo a stare a casa ad accudire figli, marito e casa, ma riconosciuta finalmente come essere pensante, capace persino di partecipare attivamente alla vita politica del paese, come viene dimostrato con l’acquisizione del diritto di voto nel 1946. Seppur Cassola sottolinei come Mara non capisca tutti i discorsi che il padre e gli altri compagni affrontano, perché si "ovviamente" «la politica non è cosa per donne» si può comunque notare come sia una donna ad avere maggiore risalto nel romanzo e viene mostrato come sia lei che, cercando di essere salda come una roccia, si trasformi in una vera e propria ancora di salvezza per Bube. Collocando talune affermazioni del libro come proprie della mentalità del tempo si può in ogni caso ritenere quello di Cassola un romanzo storico ancora attuale per l’indagine sociale e psicologica perpetuata, caratteristica che forse solo i grandi classici sono in grado di avere.

di Valentina Lo Iacono

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